Il termine Flash Mob, dall’inglese “mobilità istantanea”, o anche “folla lampo”, è un termine venuto alla ribalta della cronaca recentemente.
Il Flash Mob è una manifestazione innocua e spontanea a cui prende parte un numero imprecisato di persone senza una finalità o un obiettivo preciso. L’appuntamento è fissato pochi giorni prima, e in molti casi il luogo di ritrovo è un supermercato, una libreria molto grande o comunque un luogo molto spazioso. Le informazioni sul luogo dell’appuntamento vengono inviate via mail a una lista di persone che hanno segnalato la propria volontà di partecipare su un blog o un forum creati dall’organizzatore dell’evento, generando parallelamente un passaparola, sia in rete che nel mondo reale, il quale le fa circolare.
In sostanza il FM consiste in un’aggregazione rapida ed improvvisa di decine di persone che si danno appuntamento in un luogo e ad un’ora prestabilita, per compiere azioni che sono perlopiù goliardiche, performance insensate, dopo le quali ci si disperde, come se nulla fosse successo.
Nella maggior parte dei casi l’aggregazione non ha un fine preciso, ma da l’impressione di essere solamente una dimostrazione di potenziale da parte del processo comunicativo che la realizza.
Gli ingredienti del FM sono semplici, ma estremamente efficaci: e-mail, blog, molti contatti, luoghi pubblici, organizzazione invisibile, brevi periodi di tempo, istruzioni precise.
A partecipare ai FM sono individui di età, classi sociali e bagaglio culturale differente, nella maggior parte dei casi non si conoscono nemmeno, ma riunendosi, seppure in maniera così bizzarra, danno libero sfogo a un bisogno di “appartenenza”, esprimendo un’esigenza oramai “comune” di comunicazione interpersonale senza mediazioni istituzionali.
I Flash Mobbers, come vengono chiamati i partecipanti, con la partecipazione a questi eventi “istintivi”, cercano di dimostrare la loro “indipendenza” dalle forme organizzate di intrattenimento, auto organizzandosi il proprio divertimento. Probabilmente il fenomeno del FM come evento è la dimostrazione tangibile di come nell’immenso mondo della comunicazione di cui ormai facciamo parte, si stiano sviluppando nuove tipologie di incontro ed inedite configurazioni di movimenti sociali.
Tutto ciò grazie all’enorme potenziale aggregativo che offre Internet, anche se, nel caso particolare dei FM, le tecnologie della rete non si limitano più a mettere in contatto anonimi navigatori muniti di nickname, ma fungono da ponte con il “reale” che offre ai cybernauti di condividere anche uno spazio nella realtà.
Il primo FM è stato organizzato a New York nel giugno del 2003. Il ritrovo era un grande magazzino di Manhattan, il Macy’s, in cui si doveva entrare e richiedere un fantomatico “tappeto dell’amore”, aspettare qualche minuto e poi uscire. Il risultato è stato sorprendente. Circa 300 persone si sono presentate all’ora stabilita per acquistare il tappeto, attimi di panico tra i commessi, e poi il nulla. Dopo dieci minuti la folla, così come era apparsa, era scomparsa.
Nel giro di pochi mesi il FM è sbarcato in Russia, Giappone, Italia (nel 2004), anche se nel belpaese è stato oggetto di polemiche in quanto nell’organizzazione di un mob era coinvolta una compagnia telefonica nazionale che contava sulle adesioni dei partecipanti per raccogliere indirizzi di posta elettronica, andando a minare i presupposti di “libertà” e aggregazione non istituzionalizzata portati avanti dai Flash Mobbers.
Concludo con questa citazione ripresa da un’intervista pubblicata su E-Culture, periodico web di informazione e cultura: “I FM non sono un veicolo promozionale, né sono un veicolo di protesta. L’obiettivo finale è non arrecare danni e soprattutto divertirsi nel far spuntare tanti punti interrogativi in testa ai passanti che si trovano improvvisamente coinvolti in una stravagante adunanza di pazzi”.

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