Un numero tondo, doppio.
Un numero incredibile se mi fermo a pensare a come sia nato tutto, in un pomeriggio di dicembre noioso, grigio e pieno di pioggia.
Un pomeriggio come oggi, solo che ai tempi non avevo tanto altro a cui pensare: i libri dell’università sulla scrivania, un numero imprecisato di dischi da ascoltare e appuntamenti imperdibili con il cazzeggio.

Un’idea, ecco cos’era. Una scommessa, il risultato tra incertezza e voglia di fare qualcosa che non fosse la ripetizione del giorno appena concluso.
Erano mesi di scalpitìo, di rinnovamento. Torino, ad esempio, era bellissima, forse come non lo era mai stata e sicuramente come non lo è più stata da quei giorni. Erano i giorni delle Olimpiadi invernali.
A Ivrea si preparava Carnevale, che sarebbe arrivato di lì a poco.

Febbraio è un mese strano, per molti mese buio e asociale. Il mio febbraio, da quel febbraio, significa sempre “inizio”, forse il vero inizio dell’anno.
Ricordo “Just like a woman” di Bob Dylan, il tappetino, questo blog che era nato in quei giorni.
Ricordo la felicità di avere un numero a undici cifre che mi apriva le porte di un mondo che non conoscevo minimamente e assomigliava più a un buco nero che a una reale prospettiva futura.

Ricordo la paura, pura e semplice. Una sensazione strana, timore per qualcosa di ignoto e che non sapevo se avrebbe o meno funzionato.
Ma, con la semplicità di tre persone che mi hanno dato il coraggio di saltarci dentro e vedere come sarebbe potuta andare a finire, mi sono lanciato nel vuoto e sabato 18 febbraio 2006 ho inaugurato un buco di negozio che spavaldamente si fregiava del nome di un aperitivo neanche troppo famoso dalle mie parti. Sottotitolo: immagine & comunicazione.
Obiettivamente queste due parole associate non ho mai capito che cazzo potessero significare, ma mi sono fidato del mio istinto e quel sottotitolo si è tramutato in quel negozio che fa le magliette solamente 4 anni dopo.

E’ stato un gioco, per qualche anno. Sul famoso orario estivo ne ridiamo ancora ora: apertura pomeridiana alle 16 e chiusura alle 18. Il resto del tempo significava lago, asciugamano e scarpe da corsa.
E’ stato una prima volta per mille cose, un sorriso appena sveglio e uno prima di andare a dormire.
Ci ho passato talmente tante sere con la luce accesa e il pc caldo da farci il barbecue che per qualche tempo ho anche pensato di fermarmi a dormire lì, ero troppo innamorato per tornare a casa.

Una serie di prime volte da far rabbrividire: i primi clienti, le consegne al volo, quelle programmate, i fornitori fuffa e quelli che sono punti fermi ancora oggi, i lavori ansia e quelli lisci come l’olio. Il ruolo dell’agenda, puntualmente scritta solo nelle settimane in cui quasi non serve e intonsa in quei 4 mesi da spaccarsi la testa contro il muro.
Una serie infinita di sacrifici, domande senza risposta e lotte contro i mulini a vento per quel socio occulto che è lo stato che pretende la metà del tuo guadagno e s’incazza se non glielo dai.

Alla fine la ricetta è stata semplice: colori, sorrisi, voglia di arrivare e pazienza.
Tre di questi sono tuttora conservati nella stessa quantità, la pazienza non è mai stato il mio forte, ma è una di quelle cose che sono venute col tempo, anche in grande quantità.

Se parliamo di quantità non posso non fermarmi a pensare alla quantità di gente che per un motivo o per l’altro ho conosciuto parlando di cotone e maniche corte, ed è grazie a loro se dopo dieci anni sono qui a fare un resoconto mieloso e petulante di quello che è stato.

Già, perchè il tempo passa e cambia le forme e le sostanze.
La sostanza di Spritz il tempo l’ha modificata, miscelata, resa più fluida e complessa, ma il risultato rimane sempre lo stesso: fare prima degli altri e farlo meglio.
Questa é la missione che ho scelto di seguire dieci anni fa e che mi accompagna ogni giorno che entro dentro al mio mondo e, dopo tanto tempo, se ci entro ancora con il sorriso vuol dire che quella paura era infondata e quel buco di negozio ha funzionato.

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