É difficile scrivere qualcosa su di te, soprattutto oggi, ma voglio provarci perché te lo meriti.
Sei arrivato in un periodo strano: 14 anni, primavera e poca voglia di studiare. La prima cosa che mi viene in mente é il cortile qui sotto casa dei Vecchi e il runner rosso parcheggiato, il walkman che non aveva ancora scelto tra otr, articolo e hit mania dance e i miei pensieri che erano quelli che sono ora, con solo qualche obiettivo e desiderio in meno avverati.
Erano mesi che non si sorrideva più: le corse in ospedale, le serate passate a pensare ad altro, qualcosa di meno grigio, nero o semplicemente di meno opprimente.
Sei arrivato in punta di piedi, come se ci fossi sempre stato, e ci hai riportato il sorriso.

Le prime uscite insieme me le ricordo bene: dopo cena ai giardinetti, con le camel in tasca e i complimenti di tutti quelli che ci incontravano.
Poi sono arrivate le prime cotte, i primi inseguimenti, i primi litigi, ma anche una sfilza di ore a strapazzarti sul divano, come se fossi davvero un giocattolo animato.
Il tuo carattere é sempre stato forte, affettuoso il giusto e tanto nervoso: ho ancora i segni su mani e piedi che lo dimostrano.
I pantaloni di Zuppa, le mani del signore in via Luca e un’assicurazione che, se per gli altri era opzionale, per te era obbligatoria.
Il primo filo rosa fluo, la torta con scritto “Auguri Miki”, le estati al mare con l’odio per l’acqua e la simpatia che ti creavi intorno con quell’aria sempre incazzata. Una predilezione per Raymond e Cri, una ringhiata per me e la mamma, eri così, trasparente e onesto.
Non dimenticherò mai la seconda volta che abbiamo cercato di metterti il cappottino, già perché la prima non avevi capito cos’era. Alla fine hai vinto tu e abbiamo lasciato perdere.
Abbiamo parlato, ci siamo capiti, ti ho voluto un bene che forse non riuscirò mai più a volere, l’affetto della prima volta e del non ci ricasco più, l’affetto ricambiato nel vederti scodinzolare la domenica mattina quando salivi al piano sopra per venirci a svegliare quando decidevi tu.

Siamo cresciuti insieme, noi tre. Uniti da un legame forte e uno spalleggiarsi l’uno con l’altro, coprendo sempre le malefatte e divertendoci un casino anche quando la noia sarebbe stata la soluzione più semplice.
Sei stato quel qualcosa in più che lascerà un vuoto immenso nella nostra quotidianità, fatta di stronzate e leggerezze, di cose che sembrano grandi ma in realta valgono quanto una zanzara in una notte d’estate.

Sei andato via in punta di piedi, come eri arrivato, combattendo fino all’ultimo e portandoti via quel sorriso che ci avevi regalato.
Ci mancherai, mi mancherai.
Mi mancherà sapere che ci sei, mi mancherà sapere che magari ne hai combinata una delle tue, mi mancherá il tuo abbaiare per salutare, il tuo riconoscere la vespa quando arrivo, il tuo essere stronzo e cercare sempre di mordermi, mi mancherá prenderti in giro o farti incazzare correndo intorno al divano.

Mi mancherá una parte della mia adolescenza che se ne va con te.
Fai il bravo e riposa in pace, piccolo nano marrone.

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