Me ne sto seduto a pensare, a tirare le somme e le sottrazioni di questo anno passato e che sta per finire.
É stato, senza dubbio. A differenza degli ultimi in cui il tempo scorreva e in alcuni casi l’unico modo per accorgersene era cambiare i fogli del calendario e attendere, questo é stato un insieme di mesi in cui ho sviluppato in mente parecchie istantanee.
Non a caso in cuffia ho Xavier Rudd che mi ricorda quando l’ho sentito la prima volta in un bar di Formentera a metà maggio.
Ma ancora prima una primavera atipica, pensando in lungo, ma non a lungo. Un’estate che inizia sempre troppo tardi e finisce in fretta. Un autunno che ha portato grandi cambiamenti, riflessioni e scelte strane da dover fare.
A volte i rewind servono per poter poi fare fast forward cercando di non correre dietro al tempo e non diventandone assoluto spettatore.
Poi ho rivisto Roma, due volte in un mese. Tutte e due le volte in maniera veloce e potente, vagamente strabica.
Ho smesso di fumare, da cinque o sei settimane. Non é durissima, ma ogni tanto una paglia me la accenderei volentieri.

Posiziono la palla sulla mezzaluna del calcio d’angolo, guardo in mezzo i miei compagni che attendono il mio cross. Si avvicina l’ala e chiama lo schema con il passaggio corto ma lo ignoro, è troppo coperto e il marcatore, lento com’è, gli ruberebbe la palla senza nemmeno anticiparlo.
Allora per un momento metto in frigorifero la palla e penso se in realtà sono davvero un problem-solver oppure è l’etichetta che ti cuciono addosso quando azzecchi due o tre intuizioni degne di quell’aura lì.
Apro il frigo.
Lascio partire una palombella morbida a girare che scende proprio all’ultimo ingannando il portiere che è uscito a cacciar farfalle e il difensore guardiano del primo palo. La palla disegna la traiettoria perfetta, quella della domenica sul divano indolenzito che ti fa saltar su a gridare. Quella del mercoledì sera di fine anni ‘90, quella che tutti vorrebbero disegnare ma solo poche volte si riesce a tramutare in realtà.
I 10 stronzi che corrono e sudano con me mi corrono incontro urlando e scambiandomi per Van Basten, lo stadio esplode in un boato.

Poi apro gli occhi, sono le 14.27 e devo tornare in negozio. Cazzo.
Buon anno, a chi se lo merita.
E a chi non se lo merita, vaffanculo!

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