Ma mi porterò via un po’ di quello che è qui, almeno con il pensiero, perché mi servirà, ne sono sicuro.

Un’esperienza bellissima, ecco.
Quaranta metri scarsi, circa undici scalini, soluzioni innovative per quando io manco ero in programma di venire al mondo. Libri, tesi e trattati hanno dato un senso a questa e molte altre invenzioni moderne di qualcuno che vedeva anni avanti pur essendo relegato a vivere all’indietro, contro un tempo che non gli dava modo di divincolarsi.

Sono stati mesi di libertà, mesi di corse e di solitudine, mesi racchiusi in un pugno, tirati e sputati fuori come solo una cartina con il tabacco dentro può farti fare.
C’è qualcosa di magico e che mi crea malinconia, come quasi tutto quello che faccio in maniera istintiva e non prevista, e non può bastare Strummer con la sua redenzione a rendermi così malinconico.

Un periodo intenso, una ventina di mesi che hanno costruito l’ego contemporaneo dandolo in pasto alla quotidianità e al suo ritorno verso un futuro più prossimo che anteriore. Mesi di sperimentazione e di sedentarietà, mesi di litigi e di crescita. Mesi a cercare di capire un sacco pieno di polistirolo.
Mesi, questi ultimi ventiquattro in cui qualcosa é inesorabilmente cambiato, il difficile sta nel capire cosa in meglio e cosa in peggio.

Prima di aprirmi la zip e riprendere fiato scendendo verso la pianura devo finire la salita, ancora dieci o cento pedalate, non importa. Ma devo finirla, é questo quello che mi rende davvero felice.

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