Sono seduto, stabile.
Mi accendo una Lucky mentre le cuffie mi sparano “Hurricane” a tutto volume e mi viene voglia di scrivere, allora appoggio la cicca accesa alla lavatrice e ho davanti il solito foglio bianco.
In verità ho davanti una sfilza di fogli scritti a metà, pieni di tutte le cose che vorrei dire, ma mi viene sempre da parlare delle metà ancora vuote.
Mi piacerebbe essere Orson Welles quando stendeva la sceneggiatura di “Quarto potere” oppure Boglione che mollava Kappa e fondava FM, o un Mario e Paolo qualsiasi che in poco hanno bruciato quel che c’era da bruciare e sono arrivati all’apice, da un giorno all’altro.
A volte mi scoraggiano cose inesistenti, cose di poco conto che diventano insormontabili collinette da scalare con la disinvoltura di un palloncino in un aeroporto.
Ecco, vorrei di nuovo partire, attraversare luoghi e coltivare qualcosa al di fuori di qui, di questa realtà così ottusa e incline al sacrificio del dubbio.
And when it’s over I’d just as soon go on my way
Up to some paradise
Where the trout streams flow and the air is nice
And ride a horse along a trail.

