Uno spreco di tempo o un’impresa impossibile.
Non so se ha ragione chi dice che sono io quello che non sa accettare i cambiamenti, ma non mi sta bene. Oltre che essere ingiusto è pure fuori tempo, demodè, insospettabilmente arrivato troppo presto, prima della linea di non ritorno (che tra le altre cose la società odierna impone essere sempre più avanzata), in concomitanza con una seria ed inespressiva abilità dei gestori di divertimento locali che impongono o una o l’altra via senza possibilità di scelta.
Non ho voglia di scrivere su questo argomento, ma me lo devo ricordare, appuntare, segnalare. Un post-it a futura memoria che sia di aiuto a chi si trova qui, ora e adesso con un pugno di mosche in mano e una serie di ragionamenti che stanno scappando o lasciando il posto a fogli bianchi.
Non vorrei malinconia o la banda che intona in sottofondo “Can’t help falling in love” di Elvis, non vorrei avere in mano solo fotografie in bianco e nero, “ti ricordi quando..” o “quella sera..”.
Vorrei non avere in mente il Teatro, il sugho della prima ora, le domeniche pomeriggio a cercare di ricordarsi le cazzate della sera prima.
Vorrei una prospettiva diversa, lo so anch’io che Lavoisier aveva intuito il moto corretto, ma vorrei poter non sentirmi così, vorrei non avere la sensazione che mi stia scappando di mano, scivolando inesorabilmente nella busta da riporre nel raccoglitore con l’etichetta scritta a pennarello.

Vorrei che il contrasto fosse evidente e che qualcuno se ne accorgesse e mi svegliasse dal torpore che mi culla, che mi prendesse per mano e mi portasse di nuovo a giocare ai giardinetti il sabato pomeriggio, in macchina alle 4 di notte sotto casa mia ad ascoltare improbabili strategie di investigazione attendendo una suonata di clacson, ad aspettare qualcuno che nonostante il titolo di laurea rimane tuttora il meno in orario della storia o a parlare di barche e vespe, ragazze e coast to coast.

Ecco, alla fine sono scaduto anch’io nella banale ridondanza del ricordo.

“La banda ha finito, la gente se ne torna a casa e nell’aria rimane solo una leggera tristezza di quando le cose erano diverse e non si pensava poi tanto a come sarebbe andata a finire.”

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