Hanno scritto canzoni e poesie, credo anche libri sull’argomento, ci hanno speso mille parole e a tutti è capitato nella vita di soffrire ed esultare (nel bene) o abbattersi inesorabilmente (nel male) per un calcio di rigore.
Ebbene, non a tutti capita di essere in quel momento lì, proprio nel momento della finale del torneo di calcio che hai sempre voluto giocare, con una responsabilità pazzesca e una tensione che ti permette di non pensare davvero a niente per 30 lunghissimi secondi, giusto il tempo di recuperare la palla che ha oltrepassato la linea di centrocampo e posizionarla sul dischetto proprio come fanno quelli “veri”.
Destra, sinistra, forte, piazzata. Mille possibili combinazioni che potrebbero portare a una cocente delusione oppure alla soddisfazione più grande.

- Le ventiquattrore prima, grosso modo-

Il venerdì sera più mondano da mesi e mesi a questa parte, Morbelli all night long tra cori, austriaci, corse in Vespa e scommesse da fare e poi dover mantenere.
Il sabato con la prima alle 9 e mezza, un intervallo infinito e una seconda partita in cui segno pure un gol (puntunas ovviamente) ma che mi fa raggiungere il mio obiettivo personale.
Un pomeriggio caldo e bagnato, un aperitivo veloce in arancione e una cena in terrazza vista lago.
Vespa e San Simone. Fuoco e fiamme.
“It’s you” degli Specials a palla e un paio di vomitate consistenti qua e la nel giardino.
Poi una notte in sedici in diciotto metriquadri con risate e cazzate annesse e un risveglio gusto cioccolato grazie al vecchio Mister.
La domenica un po’ più fresca, l’ombra dietro la porta, un altro gol davanti agli occhi giusti e poi.

- Ventiquattrore dopo, sul dischetto -

Non ho nemmeno il tempo di dirmi da solo: “Chi cazzo te l’ha fatto fare di dire che l’avresti calciato tu!” che sono già catapultato in una moviola istantanea.
Tutto ovattato, non sento nulla, non penso a nulla, non vedo nulla se non la rete bianca dietro il portiere.
Poi il piede fa da sè: angolino basso a sinistra, il portiere intuisce ma il tiro è forte e preciso.
E’ gol.

E noi abbiamo vinto il torneo dei Bermond.

E io mi guadagno un sacco di complimenti pur non avendo fatto granchè, alla fine ho solo tentato la fortuna con un piattone destro e mi è andata bene.
Non c’entra il talento, non c’entra la forma o la categoria, il rigore è questione di culo, e io oggi intorno alle 19 meno qualcosa ne ho avuta una botta improvvisa ed efficacissima che mi ha portato ad apprezzare pienamente qualcosa di cui ho sempre e solo condiviso le immagini attraverso una tv o una tessera d’abbonamento allo stadio.
Ed ora è ora di prenotare la ceretta.

Che tristezza raga, manca un anno al Bermond” - Cit. Ecio

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