Di corsa è la parola giusta. un mese, anzi, quasi due che corro. Ma non la corsa con gli auricolari, le Asics e i panta corti. una corsa contro il tempo, sempre e comunque.
Ordina, taglia, stampa, consegna: questa corsa. E in mezzo mille cose, colori, persone, numeri di telefono e nessun riposo.
Ho voglia di staccare e staccarmi, ho voglia di tornare a respirare l’odore del cappuccino non solo il sabato alle 13.
Non so cosa farò a capodanno, so cosa farò oggi perchè chiudo questo vecchio iBook e porto il caro Pro a Torino per vedere se almeno i dati sono recuperabili dato che l’intelligenza di Boot Camp ha messo a dura prova i miei nervi (ed ora il mio Macintosh HD).
Non so se è un bene o un male, ma vedo crescite e cambiamenti, ma li vedo con una lente opalina davanti, quasi come se vedessi tutto dall’esterno e non potessi farci niente.
Cambiamenti e crescite oltre a me, intendo. Perchè io sono un capitolo a parte, capitolo che non apro nemmeno per paura di trovarci cose che non voglio, per ora, vedere o capire.
Vedo gente, ecco.
Ho bisogno di qualcuno che mi tiri uno schiaffo.

