Non credo di essere mai andato a correre con la pioggia, un po’ perchè in questi ultimi 3 mesi ho inforcato le Asics UNA volta (e me ne vergogno ampiamente), un po’ perchè conoscendo i miei ritmi, i giorni di pioggia erano uno spartitraffico tra il tuttiigiorni e il pronto soccorso.
Ma oggi dovevo andare, complice una diecigiorni da iniziare, complice la data dell’ultimo giro lacustre e complice un relax che ha davvero preso a scorrere nelle mie vene come non mai e a una serie di tonalità rosa andante che non avevo quasi mai sperimentato.
Nonostante tutto e nonostante i quasi tre mesi ho compiuto il solito giro in 17 ottimi minuti, non faticando e rimembrando quella sera (non ho mai capito perchè mi sia rimasta così impressa) in cui dopo aver visto Aimaro Isola all’IDII sono tornato a casa e con il quasi buio sono comunque andato a fare il giro del Lago.
Altri tempi, lo so. Se non sbaglio era marzo duemilacinque, altre situazioni, altre facce e altri pensieri. Ma nonostante il tempo qualcosa è rimasto.
Sono rimasti tremilacinquecentometri di saliscendi che ne hanno viste tante, mie e di molti altri. Tremilacinquecento vaffanculo quando decido all’ultimo di fare un giro in più o di andare e tornare senza usare mezzi meccanici.
E poi il gusto te lo da dal Cigno in poi, quando mi manca solo più la salitina dove do tutto e la discesa che porta al Moia, contento e stanco, ma soprattutto convinto. Convinto come al solito.
Dovrei ancora descrivere questi giorni e il ricambiamento, ma non ne ho voglia e ho un paio di cartelle da riempire.
Dovrei scrivere sulla primavera, ma non ne ho voglia.
Diventerò grande, prima o poi, e gli sbagli non li farò più.
Ma quanto sarà monotono?

