E’ da una settimana che non scrivo, e un po’ mi da fastidio.
In sette giorni si sono delineate due o tre cose fondamentali delle prossime settimane, del mio impegno come volontario per i Mondiali e di tutto quello che c’è da fare on Spritz.
Mi ha pure telefonato Bananone, questo lo dovevo dire per dovere di cronaca.

Piove da tempo immemore e mi sta facendo rimandare la voglia di estate che comunque non potrei iniziare a godermi da subito.
Ho scaricato un paio di album, nei tempi morti, mortissimi, sto finendo di leggere un libro che pensavo decisamente diverso.

Sabato sera c’è stata la cena di squadra al “Boccon di Vino” che è diventato immediatamente il nostro “postaccio” per eccellenza. Personalmente ho esagerato con l’alcool, come mi capita sempre quando decido che Carlotta debba rimanere in garage, e ieri più che altro sembravo un tossico in cerca di metadone.

Un venerdì con una cena che profumava di zucchero, con un paio di cose da rivedere e una farfalla che mi ha spiegato che a volte la libertà che uno cerca non è poi così lontana da ciò che si pensa, passando per due o tre capitali e una felpa blu.
Quarantachilometri per conoscersi, una camicia a righine e un estate davanti, con qualche linguetta che provocava fastidi ma ora si infrange nella pochezza che l’ha sempre contraddistinta.

Uno, due o dieci non cambia. E’ cambiato tutto il resto, per fortuna.

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