Pensavo meglio a dire la verità, ma un po’ me lo aspettavo, e cmq Bob Dylan ieri sera a Torino mi ha deluso solo perchè non mi ha fatto Just like a woman, non per altro.
Una sfilza di canzoni dall’ultimo album e qualche “classico” che non poteva mancare, con la ciliegina sulla torta “Like a rolling stones” per concludere un’ora e mezza di buona musica anche se stravolta da arrangiamenti che rendevano tutto molto poco riconoscibile.
Una sfilza di X prendeva il posto dei titoli delle canzoni a cui non sapevamo dare il nome e solo la conoscenza approfondita di alcuni testi ci ha permesso di riconoscere (quasi) subito canzoni del calibro di “The times they are a changin’” o “Blowin’in the wind”, riarrangiate in maniera ottima ma totalmente snaturate dalle loro note originarie.
Un pubblico di over 40 o con qualche punta quasi coetanea allo stesso Bob, che per avere 65 anni non li dimostra affatto. Sarà che non ha mai fatto un cazzo nella vita se non suonare la chitarra, sarà che tutti i reduci di quegli anni e di quelle battaglie a suon di marijuana e chitarre sono pimpanti e giovani come allora, sarà che la musica conserva bene chi la ama, ma Bob mi è sembrato veramente in forma.

Ma ciò che mi ha fatto più tenerezza è stato vedere alcuni capelloni dalla chioma ormai sbiadita cantare e sorridere sulle note di canzoni di quarant’anni fa.
E sopratutto una coppia seduta davanti a me: capelli lunghi sulle spalle bianchi sia marito che moglie, non hanno smesso un attimo di dondolare le gambe e il busto tenendosi per mano sulle note di canzoni che forse quarant’anni fa avevano tutto un altro effetto, ma che a distanza di anni, e cantate dalla voce “vera” di quelle canzoni, sono riuscite a mantenere vive ancora le stesse emozioni di un tempo.

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