Cantava Rino Gaetano qualche decennio fa sostenendo che ci stava, anche se poco convinto.
Bene, io non ci sto. Non ci sto a puntare il dito contro chi vuole muovere un po’ queste acque stagnanti in cui stiamo a poco a poco affogando da almeno quindici anni.
Non ci sto e non mi pento a dirlo, potrei scommettere il contrario, ma nessuno mi darebbe ragione, almeno ora.
Non possiamo perdere la nostra ultima occasione, e chi ha pensato a Ivrea e al basso Canavese per Mediapolis dev’essere tutt’altro che crocifisso come i media furbi e i rompicoglioni stanno facendo.

Eh si, perchè alla vigilia dell’ultimo atto è molto molto furbo chiamare quella vecchia volpe di Beppe Grillo e farlo intervenire contro inceneritore e mediapolis, ammirevole mix ma alquanto fuoriluogo.
Fuoriluogo è riduttivo, e cercherò di esporre le mie ragioni.
Inceneritore, termovalorizzatore, impianto di compostaggio, ecc. sono una serie di sostantivi già di per sé abbastanza antipatici.
Chissà perchè quando si cerca di costruirne uno per i primi mesi ci sono battaglie a furor di popolo, con consigli comunali (quasi aperti), manifestazioni di piazza, impegni politici di enormi proporzioni, studi ambientali, ecc.
Poi di punto in bianco, anche se la percentuale di inquinamento e malattie tumorali e non, sebbene gravissime, sono quantificate in aumento e assolutamente riconducibili alla costruzione dell’impianto, il tutto prende un altra piega, l’opinione pubblica cerca di convogliare i contro e relegarli nelle colonne esterne delle terze pagine e agli scandali “della normalità quotidiana” viene aggiunto un altro tassello, perchè “gli italiani sono brava gente” e “figurarsi se il comune fa costruire qualcosa di nocivo alla popolazione proprio a venti metri dal centro abitato“.
Ma il comune non rende pubblico che la spazzatura che passerà sbruciacchiata e sotto forma di fumi non proprio benevoli non sarà nemmeno della città che si dovrà respirare tutta quella robaccia, e non rende nemmeno pubblico l’investimento che l’azienda proprietaria dell’impianto versa nelle semprerosse casse comunali.
Un discorso a parte meriterebbe la “geniale” politica del fumettistico piano regolatore eporediese, o i milioni usati per il nuovo quartiere commerciale ex area-montefibre, o ancora le passeggiate ciottolate del Lungo Dora, gli abbellimenti cittadini, la ricolorazione delle transenne ogni tre mesi color vinaccia, i giardini (anche se l’erba non è mai stata avvistata) di piazza Freguglia. Dico discorso a parte ma forse i discorsi sarebbero un po’ di più di uno solo.

Torniamo a noi, insomma, la questione è seria, perchè oltre ad esserci di mezzo la salute c’è di mezzo una grossa presa per il culo ai cittadini, come al solito del resto. E fino a qui ci siamo.
La furbata nel chiamare il castigatore Grillo sta nel chiamarlo per due motivi sostanzialmente differenti e di cui si occupano due fette di opinione pubblica differente sfruttando l’onda della nuova giovinezza mediatica del “comico” genovese. Con il suo blog fa tremare l’Italia, mettendosi, come da sempre del resto, contro tutto e tutti, in nome del buon senso e del rispetto per i cittadini.
Tanto di cappello di fronte a chi, come Grillo, ha portato avanti mille battaglie alla luce del sole contro sprechi ed ingiustizie, tentando di andare a scontrarsi contro i potenti e riuscendo a vincere anche qualche “combattimento”.
Per quanto mi riguarda la questione inceneritore sono il primo a mettermi contro, con tutte le mie forze e per quanto mi sia possibile.
Sono di tutt’altro avviso riguardo Mediapolis e la battaglia che i fantomatici ambientalisti, il FAI e un bel gruppo di buontemponi sta portando avanti strenuamente da anni.
Partendo dal presupposto che la presidentessa del FAI (donna che personalmente non conosco e con cui non ho mai avuto il piacere di bermi un crodino) non abiti sicuramente in una zona che da quindici-vent’anni non vede il becco di un quattrino per quanto riguarda investimenti, non vede gente interessata a darle lavoro o darle un motivo in cui sperare per un futuro (locale, s’intende) migliore. Inoltre non abiti sicuramente a Caravino o dintorni perchè credo che non guasterebbe il suo appetito la prospettiva di avere qualche centinaia di migliaia di turisti all’anno in una zona che vede si e no un migliaio di turisti peraltro “piemontesi”, o meglio, torinesi, che vengono (se il tempo è mite) a vedere la battaglia delle arance per un giorno su trecentosessantacinque.
Ma sono anche cosciente del fatto che l’imponente idea di un parco a tema in un pezzo di orizzonte (a fianco all’autostrada) Albiano-Caravinense non sia del tutto innoqua alla visuale del territorio.
Ma se si pensa che li, proprio dove ora si sta facendo tutto questo baccano per non far nascere una possibilità di lavoro, doveva nascere Scarmagno 2 (che non è nata solo causa la crisi che ha investito mamma Olivetti nei ‘70), forse questa “distruzione visiva” ne esce un po’ ridimensionata.
E non si deve dimenticare che cinquant’anni fa (anche se ormai forse qualcuno in più) quei terreni sono stati pagati ed acquistati e che ora, se uno ha i permessi e un po’ di buonsenso, può farci ciò che vuole.
Non credo che al momento della vendita la stessa opinione pubblica pensasse che Olivetti si gettasse nel campo dell’agricoltura, quindi, come al solito, quando c’erano gli interessi (chiamarli soldi è antiquato?) per quelli che dovevano decidere si, avrebbero potuto costruire una centrale nucleare che nessuno avrebbe detto nulla, ed ora che vogliono costruire qualcosa senza ungere nessuno, logicamente, i problemi sono principalmente di “visione estetica”.

E allora io non dico che risolverà il nostro futuro in tutto e per tutto, ad occhi chiusi o con il prosciutto davanti alle borse sotto i miei occhi, ma credo che smuoverà qualcosa.
Che darà lavoro a qualcuno, che porterà qualcuno a scoprire le nostre bellezze, e che ci porterà in tasca qualche quattrino di sicuro. E se ne portasse anche poco sarebbe comunque un + vicino alla casella bilancio, dato che è fisso sullo zero da tempo immemore.
Il prezzo da pagare sarà (abbastanza) alto dal punto di vista della visuale che si osserverà dall’alto (?!) delle colline circostanti, ma sarà un buon biglietto da visita per far vedere che Ivrea non è morta, ha dormito qualche anno, si è rimboccata le maniche e ora sta cercando di guadagnarsi la pagnotta in modo onesto, senza chiedere l’elemosina a chi governa le rovine in via Lorenteggio.

Per concludere, sinceramente penso che la situazione non cambierà, gli interessi in ballo (proprio perchè non riguardano chi comanda o qualche suo benemerito) non smuoveranno le acque e quindi chi governa si schiererà nell’indifferenza e ciò porterà al fallimento dell’idea.
Ok, no problem, l’importante è rendersi conto delle cose. Perchè poi non tollererò nessuno che si chiederà un perchè o cercherà una soluzione alla crisi.
La soluzione c’è ed è qui a portata di mano, basta prenderla, e per una volta prendere quella significherà non prendersi altro, almeno per i cittadini.

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