Eporedia, 29 marzo 1977
Gli echi delle contestazioni studentesche di dieci anni fa e odierne sono ancora forti. A Ivrea si vive tranquilli però.
La “mamma” Olivetti sa come far star calmi i suoi bambini e le colonie estive sono solo un buon pretesto per far conoscere la bella Italia ai futuri disoccupati.
In città la popolazione sembra non arrestare la sua corsa verso i quarantamila. Ogni anno sale di parecchio e i nuovi quartieri sembrano non poter contenere tutti quanti. Il progetto del traforo di Monte Navale è quasi pronto, si farà, dicono, anche se è da almeno un lustro che si rincorre quest’idea.
Il treno arriva pieno e riparte vuoto da una stazione che dovrà essere ammodernata al più presto se non vuole rimanere con 3 binari e cinquemila pendolari.
Il bianco e nero sta lasciando il posto al colore, la fontana di Camillo è verde speranza e i giardini sul lungo Dora odorano di erba appena tagliata.
Quest’inverno non ha nevicato, l’estate si preannuncia torrida e le 128 verde pisello partiranno tutte nello stesso momento con gli scatoloni sui tetti per portare mezza casa nei paesi d’origine.
I Beatles si sono sciolti 10 anni fa e Paul McCartney ancora non ha smesso di stracciare i cogl***i con le sue vanità solistiche.
Il lago è l’unico posto in cui si respira, e in disco la sera. Sarà colpa di questa nuova musica così coinvolgente che è arrivata anche qui, ma la coda da fare è chilometrica. Moroder e Leroy Gomez sono i nuovi miti, anche se De Gregori e il Guccio rimangono ai primi posti nei falò notturni a S.Stefano.
Di sera c’è poco o nulla da fare: un giro in Vespa, un gelato all’Araba o due calci al pallone in piazza Duomo, stando attenti ai morti di sonno o ai fenomeni con i chiodi.
Il mio buon vecchio mangiadischi sta tirando le cuoia, per il maggiolone ho preso la radio nuova e legge anche le musicassette, altra vita! E poi con tutte ste radio che programmano la musica che vogliono è un piacere andare in giro la domenica pomeriggio e ascoltarsi Radio Ivrea.
Insomma, questo 1977 è un buon vivere. Chissà come sarà tra trent’anni, se si passeranno ancora le serate a non fare nulla e mangiare il croissant alle tre di notte o a cercare di far qualcosa a tutti i costi solo perchè sembra di non fare mai nulla.
Ah, mi scrive Gigi da Londra che la città “brucia”. I giovani sono tutti sul piede di guerra e le contestazioni sfociano tutte in concerti per strada e nei parchi.
Il fenomeno punk, lo chiama lui. Chissà se anche qui arriveremo a tanto.
Chissà se sarà una moda come tutto il resto, o se tra trent’anni se ne parlerà ancora.
Un saluto a tutti, Walter


One Comment
1 sikken wrote:
se vuoi intervistare un testimone io nel 1977 c’ero…