Sto diventando un po’ troppo sentimentale.
Marco è il mio vicino di casa, nonchè mio parrucchiere, persona che mi stima parecchio, a volte un po’ logorroica, ma a cui voglio un gran bene.
Abita vicino a me da dieci anni, mi ha visto crescere e io ho visto crescere i suoi bimbi. Uno scambio alla pari insomma. Abbiamo quel rapporto fratello-confessore che si instaura con poche persone che non sono il tuo parrucchiere. Anche perchè di solito la gente con il parrucchiere si confida a mani basse.
Gli racconta tutto ciò che non racconta alla moglie, al marito o all’amico più stretto perchè sa che il parrucchiere è abituato a sentire i cazzi di tutti e non si scandalizza più di tanto.
Se scrivesse un libro venderebbe un milione di copie. Basta vederlo tagliare i capelli per capire che è uno che lavora con le teste e non solo con quello che ci sta sopra.
Insomma, lui sa grosso modo molto di me. E io so di lui. Eh si, perchè quel binario confessione-confessione poche volte viene ricambiato, ed entrare nelle grazie del tuo parrucchiere ti permette di non essere monodiscorsivo, ma di ricevere consigli, esempi e racconti (dalla veridicità sporadica, ma pur sempre di grande effetto).
Da dieci anni insomma oltre a vederlo quella volta al mese in studio da lui lo vedo sul pianerottolo, in casa mia, in casa sua, in cortile a giocare coi bimbi e in macchina a bestemmiare perchè gli ho rubato il posto vicino al cancello.
Da dieci anni mi sente tornare a casa il sabato sera, quando da ubriaco barcollo per le scale o mi metto a ridere perchè mi ha sgamato, mi lascia le chiavi di casa quando parte e va in vacanza e io gli lascio le mie.
E’ lui che mi ha fatto i capelli color platino e quelli color grigio cenere, e lui che mi ha fatto le crestine e mi ha rasato a zero più di una volta. E lui che per primo ha saputo di quando fumavo e quando ho smesso e perchè.
Ed è sempre lui che più di una volta mi ha spronato a fare di più e sentirmi dire “bravo” è stata una grande soddisfazione.
Insomma oggi Marco trasloca.
Anzi, in realtà sono 2-3 settimane che porta via roba dall’appartamento, ma ieri sera l’ho incontrato e mi ha detto che era l’ultima notte che passava qui.
Prima mi ha suonato perchè doveva portare giu il frigorifero e l’abbiamo aiutato a portare giu il morto per le scale e caricarlo sul camion e ha risottolineato il fatto che non passerà a salutarci perchè gli fa troppa tristezza e ci siamo scambiati un: “..tanto ci vediamo in giro”.
Certo, ci vedremo in giro, ma sarà diverso.
Oggi cambia qualcosa in questo palazzo, l’età media si alza inesorabilmente e chissà chi verrà ad abitare a fianco a me.
Verrò a trovarti nella casa nuova e ti porterò dei cioccolatini e un nano da giardino.
Una puntina di magone dai.

/Ottodicembreottanta, a death of a hero./

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