Che effetto strano riascoltare una canzone di ventitre anni fa che ti ronzava nella testa quando avevi 3-4 anni.
La ascoltavano sempre i miei cugini e giuro (!) di ricordarmela in qualche puntata pomeridiana di Deejay Television, con Linus coi capelli neri e Gerry Scotti con 30 chili in meno.
Non so perchè ma i miei ricordi di quand’ero così piccolo li associo a questa canzone e a poche altre.
Metà anni ‘80. Inverno e piumini, neve e cuffie paraorecchie di colori improponibili. Avete mai visto “Fast food” con i Trettrè? Ecco..l’atmosfera più o meno è quella li, molto simile anche a “Grandi magazzini” o ai primi “Vacanze di Natale” con Amendola e Jerry Cala’.
I primi walkman e il mio mangiadischi con dentro la sigla di Superclassifica Show cantata dal SuperTeleGattone. Era un mangiadischi arancio di quelli portatili, con il tastino per l’eject e la maniglia sopra.
Ne trovassi uno uguale identico lo comprerei al volo, ma chi ce l’ha se lo tiene e a quei tempi non immaginavo potessi diventare un ammiratore del modernariato.
Insomma Ivrea in quel periodo era ancora da bere e i miei cugini erano al liceo e si divertivano a passare un po’ di tempo col pupazzo di famiglia.
Mi ficcavano sul letto e mentre si facevano i cazzi loro la colonna sonora era ciò che il loro stereo offiriva in quel periodo.
Non ho poteri sovrannaturali, quindi mi ricordo poco, molto poco, ma metterei la mano sul fuoco che oltre ai pezzi in questione non mi sarà mancato di ascoltare Spandau Ballet, Madonna, Duran Duran, Police e Cristina d’Avena.
Una soundtrack di tutto rispetto, che ho coltivato nel tempo e, riascoltando oggi “Everything counts” dei Depeche Mode, mi fa venire in mente un casino di ricordi.
Ventritreanni fa sicuramente c’era molto di diverso.
A parte le mode, i soldi e il modo di spenderli, le macchine e le tecnologie, le canzoni e i locali, la gente era diversa.
Il loro modo di pensare non aveva crisi alle spalle e non rischiavano di avere crisi totale sia nei pensieri che nei modi di vivere dettati da una città che sta morendo e nessuno fa niente per alleviarle almeno il dolore.
Cristo, un po’ di rispetto.
Chissà Eporedia com’era..mi sarebbe piaciuto viverla in quel periodo, forse non era triste e con poche speranze come ora, tutto era più colorato e arcobalenoso.
Chissà se c’erano due locali e basta in cui andare il sabato sera.
Chissà se c’erano i paninari anche qui e se i metallari li aspettavano fuori da scuola per menarsi.
Chissà se la gente preferiva avere il lavoro o la pista da pattinaggio in piazza Ottinetti stile Rockefeller Center.
C’era sicuramente voglia di spendere, di stupire e di stupirsi (è rimasta solo la penultima).
Si, in effetti è cambiato proprio tutto.
OT: Comunque sia in fondo l’inverno non è poi così malaccio, sarà che tra una settimana è dicembre e si sa, a dicembre si è tutti più buoni, sarà il tempo che passa velocemente, sarà che ho comprato l’agenda, sarà una serie di cose per cui mi sento ok e non mi viene da sboccare pensieri tristi.
Oggi c’era anche un bel po’ di gente in giro, negozi aperti, luci di Natale montate (ma spente), e un cazzo da fare. Sono andato a prendere un caffè veloce con 3 amici e abbiamo passato un’ora a bestemmiare e fare business plan per un noto locale da noi frequentato in maniera prolungata, anzi prolungatissima, e ora abbandonato per altri lidi.
[RICORDI SPARSI: la Uno del mio vicino di casa, le coperte sui vetri delle macchine perchè non gelassero di notte,le mie posate rosse e la forchettina, le sciarpe colorate a righe, il primo videoregistratore, la mia PegPerego, l’asilo con il Clipo, la Standa, i dischi in vinile,il bar della zia, la Serra con le luci accese, la pubblicità della Coca Cola con le candele che si accendevano a forma di albero di Natale con quella musica di cui non ricordo il nome, la pubblicità del pandoro, il mio trattore rosso a pedali]


One Comment
1 bozzi bozzi wrote:
…la canzone della Coca Cola con i ragazzi disposti come un albero di Natale che faceva”vorrei cantare insieme a voi…”e poi non me la ricordo più… :(